Quando i disoccupati non trovano lavoro, ma le aziende non trovano disoccupati.

Viviamo in un periodo pieno di paradossi. Per me il peggiore per la mia terra è quello del lavoro: abbiamo datori che non trovano lavoratori e disoccupati che non trovano lavoro.

Premessa

Vivo in Sicilia, una terra piena di cultura e tradizioni, che ultimamente è tristemente nota per il fenomeno migratorio dei giovani che volano via ogni anno in cerca di lavoro all’estero.

Qui non c’è un futuro lavorativo per loro. Secondo una rilevazione del 2017 la Sicilia è nella top 10 delle regioni europee per la disoccupazione giovanile (ossia chi tra i 15 e i 24 anni non studia e non lavora) che qui si attesta al 52,9%. Riassumendo ogni anno parte un quantitativo di giovani che basterebbe a formare un paese (10.000+) mentre chi resta ha una probabilità su due di finire a casa a non far nulla.

Enrando nel particolare vivo nella città di Catania, che se dovesse essere rappresentata con una sindrome sicuramente sarebbe quella della personalità multipla. Qui abbiamo una delle più grandi università del sud, insieme ad una popolazione che non sa cosa sia l’educazione; abbiamo uno degli aeroporti internazionali più trafficati d’Italia, ma la maggior parte dei cittadini non parla inglese; si trova in una regione retrograda, ma ospita un buon ecosistema tecnologico-imprenditoriale tra multinazionali che da sempre investono nel territorio (Enel, Tim, ecc..), eccellenze tecnologiche come STMicroelectronics, università ed accademie, acceleratori di imprese.

Io di mestiere faccio lo sviluppatore e non passa giorno in cui non ringrazio per avere la passione per la programmazione che mi ha permesso di entrare in questo mondo fin da giovanissimo, mondo in cui vuoi o non vuoi è difficile, ad oggi, rimanere senza un lavoro.

Sembra strano eh? Ma in un posto in cui una persona su due non trova lavoro c’è un mestiere per cui trovare dei professionisti disoccupati è praticamente impossibile. Anzi, al contrario, ci sono aziende che lottano tra loro per ottenere quei pochi programmatori che sono disponibili su piazza, rimanendo la maggior parte delle volte a bocca asciutta.

Quando mi sono diplomato ho frequentato un corso presso un’azienda di Acireale, che tramite vendite online fattura diversi milioni ogni anno, per diventare uno sviluppatore WordPress (un sistema per la gestione dei blog online). Questo corso è durato più di un mese e per noi partecipanti era totalmente gratuito ed è stato realizzato per poter formare persone che potessero essere assunte in azienda dato che in Sicilia non erano presenti sviluppatori formati per lavorare su questo software.

Questo accade perché il mondo delle imprese, grazie al digitale, si evolve ad una velocità impressionante e per fortuna c’è un ecosistema che favorisce la nascita di imprese che corrono sui binari dell’innovazione, un tipo di rotaia dove non è presente l’attrito del contesto sociale. Qui valgono le potenzialità dei singoli di aprirsi ad un mercato affamato di competenze e desideroso di trovare nuovi prodotti per migliorare la vita delle persone.

Tic Tac, siamo in ritardo!

Ma questa è una storia di paradossi e non di favole dal lieto fine e se ci sono tante aziende che vorrebbero assumere per competere nel mercato digitale globale, ci deve pur essere un problema no? Il problema è che più del 40% delle aziende digitali in Italia non riesce a trovare persone da assumere per i ruoli cercati; che qui non ci sono persone preparate per svolgere i nuovi lavori richiesti; qui se parli di Social Media o di Data Analyst la maggior parte delle persone crede si tratti di una supercazzola.

Allora ti arrabbi perché la tua azienda vorrebbe crescere e contribuire alla rinascita di un territorio che senza giovani rischia di morire e non trova persone da assumere. Ma allo stesso tempo molti dei tuoi coetanei sono volati via in cerca di fortuna e molti altri sono fermi in un impasse del non-lavoro.

Guardandoci indietro ci deve essere stato un momento in cui qualcosa si è rotto, un momento in cui si è smesso di guardare al futuro e ci si è fossilizzati solo nel presente. Perché le persone non sanno che c’è un mondo del lavoro nel campo del digitale? Perché non ci sono persone preparate per accedervi? Che ruolo giocano le università e le istituzioni in questo campo?

Non tocca a me rispondere, ma una cosa mi preme, se stai leggendo questo piccolo sfogo sappi che ci sono alcune community ed aziende in questa città come in altre che hanno voglia di fare, così come tanti giovani, cerchiamo di non far spegnere un fuoco che sta cercando di divampare.

Update

Dopo la scrittura di quest’articolo ho co-fondato, nel 2019, con altri giovani The Wave Studio che vuole essere un’isola felice per chi vuole mettere in pratica le proprie competenze in un’ambiente sereno e amichevole, per cui puoi sentirti libero di contattarci se vuoi conoscere meglio la nostra realtà.

Lascio anche qualche altro riferimento per la mia città:

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Lead Web Developer at TheWaveStudio.it // LucaPagliaro.it

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