Apatia dello spettatore, elefanti nella stanza, e la responsabilità perduta nel team working.

Facciamo un gioco. Prova ad andare da una persona che non si occupa in alcun modo di informatica e chiedile, secondo lei, quale animale meglio descriverebbe uno sviluppatore. Probabilmente sceglierà un animale della notte. Perché nell'ideale comune, e con una certa dose di ragione, il programmatore è immaginato come un lupo solitario che opera con il favore delle tenebre a roba che nessuno saprebbe fare o spiegare.

Questo era abbastanza vero fino ad un passato recente ma ad oggi, ci troviamo in una situazione in cui, anche a causa della forte verticalizzazione delle competenze richieste dal mercato, lo sviluppatore ha bisogno di contatti continui con altri tecnici o con figure che hanno competenze complementari come design e marketing. Il far lavorare insieme queste diverse risorse può creare nei casi di successo un’inarrestabile macchina perfetta, ma nei casi più sventurati può rendere anche un progetto semplice il peggior incubo che abbiate mai avuto.

Quindi se riguardando al tuo ultimo progetto in team invece di pensare alla Sinfonia n. 9 di Beethoven, in cui tutti lavorano in ordine e non si sentono suoni fuori dal coro, ti viene in mente Jack di Shining che bussa alla porta di casa… beh forse abbiamo un problema.

In alcuni casi il fallimento di un esperienza di team potrebbe essere correlato ad alcuni aspetti psicologici tra cui figura la protagonista indiscussa di quest’episodio: l’Apatia dello spettatore.

Nel caso in cui non conoscessi questo fenomeno, per capire rapidamente di cosa si tratta: hai presente quei video in cui vengono simulati incidenti, o situazioni di evidente difficoltà, in cui nessuno aiuta il malcapitato? Questi rappresentano perfettamente l’Apatia dello spettatore o effetto testimone, cioè un fenomeno per cui, in presenza di altre persone ed in una situazione d’emergenza, non si si offra alcun aiuto ad una persona in difficoltà.

Quando in metro nessuno offre il posto a qualcuno con difficoltà è maleducazione, apatia dello spettatore o entrambi?

Gli esperimenti di Latané e Darley

Questo fenomeno venne ipotizzato per la prima volta negli anni ‘70 da due psicologi sociali Latané e Darley, a seguito del crudele omicidio di Kitty Genovese in cui nessuno dei testimoni pur avendone l’occasione chiamò la polizia. La società fu sconvolta dal fatto ed i giornali si riempirono di attacchi alla morale pubblica. Ma gli psicologi cercarono di andare oltre la prima impressione ed elaborarono l’idea di una correlazione tra la mancata iniziativa e l’alto numero di testimoni presenti. Per dimostrarlo furono molto impegnati in una serie di esperimenti sociali, di cui per semplicità ne riporterò due:

Nel primo chiesero a uno studente di simulare un attacco di epilessia nelle strade di New York allo scopo di registrare i casi di soccorso da parte dei passanti. La scena venne ripetuta più volte di fronte a quantità diverse di persone, per per capire se questo incidesse sulla probabilità di intervento.
I risultati furono strabilianti, tanto chiari quanto inaspettati. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare quando il numero di testimoni aumentava, le probabilità che qualcuno aiutasse lo studente diminuivano. L’effetto era tutt'altro che superficiale: lo studente riceveva assistenza nel 85% dei casi quando era presente una sola persona, ma soltanto il 30% dei casi quando ce n’erano cinque.

In un altro studio, i ricercatori si concentrarono su gruppi di individui in una sala d’attesa. Questa volta non fu simulata una crisi epilettica, ma diedero l’idea che nell'edificio fosse scoppiato un incendio facendo in modo che del fumo filtrasse da sotto la porta. Ancora una volta, più il gruppo era numeroso, e più si riducevano le probabilità che qualcuno desse l’allarme. In questo caso il 75% delle persone che sedevano da sole segnalavano il pericolo, contro il 38% quando nella stanza vi erano tre soggetti.

Ma perché l’istinto di aiutare gli altri diminuisce all'aumentare delle persone presenti? Sul piano dell’istinto quando ci ritroviamo in una situazione inusuale, come davanti ad una persona che si accascia per strada, dobbiamo come prima cosa capire cosa stia succedendo. Si tratta di una vera emergenza, oppure è solo inciampato, oppure sta girando una scena per qualche video su YouTube?

Nonostante la miriade di possibilità dobbiamo decidere velocemente. Il modo più rapido ed istintivo è osservare il comportamento degli altri. Stanno andando ad aiutare o continuano a fare i fatti propri? E poiché la maggior parte delle persone non vuole distinguersi dalla folla, tutti guardano gli altri in cerca di suggerimenti, generando uno stallo, per cui alla fine si può arrivare a pensare: se nessuno fa nulla, qui non c’è niente di grave, andiamocene.

Anche se riuscissimo a percepire un reale bisogno di aiuto, c’è sempre la questione della responsabilità In quasi tutte le situazioni quotidiane, non vi è una gerarchia chiara: è vostro compito intervenire, oppure dovreste lasciar fare al tizio laggiù che magari è più preparato? Tutti i membri del gruppo ragionano nello stesso modo, perciò può accadere che nessuno faccia nulla.

Apatia ed elefanti nel lavoro

Una volta appreso di questo fenomeno ci verrà più facile notarlo nella vita di tutti i giorni. Quindi avremo maggiori chance di migliorare il nostro impatto nella società. Oggi però mi piacerebbe soffermarci particolarmente sulle conseguenze che porta in ambito lavorativo.

Le aziende moderne provano spesso ad incoraggiare i dipendenti a comunicare tra loro e adoperarsi/segnalare problemi in modo autonomo. Quello che succede però è che la ridondanza delle informazioni tra persone può causare comunque l'effetto spettatore ed impedire una risoluzione o comunicazione proattiva.

Sembra come se nei progetti ad un certo punto balzi fuori un Elefante nella stanza, e che nessuno voglia prendersi la briga di accompagnarlo fuori.

L’elefante nella stanza è una tipica espressione inglese (Wikipedia)

Quando abbiamo situazioni impossibili da ignorare, come uno sconosciuto che sviene per strada o un evidente elefante nella stanza, se tutti fanno finta di nulla la ragione non può essere altro che così facendo si spera interiormente che il problema scompaia da sé.

Bisognerebbe arrivare alla considerazione che la vita è come un gioco in cui dobbiamo scegliere che ruolo avere: vogliamo essere protagonisti o personaggi secondari? Vogliamo delegare sempre agli altri senza neanche provare a metterci in gioco? Oppure vogliamo rimboccarci le maniche per dimostrare il nostro valore quando ne avremo occasione?

Come migliorare

Gli argomenti trattati in quest’articolo possono sembrare diversi tra loro ma c’è un’elemento comune: la responsabilità. Che tu sia un manager, un libero professionista o un dipendente è fondamentale, prima di ogni cosa, lavorare sul proprio senso di responsabilità, sulla consapevolezza delle proprie capacità e sulla volontà di metterle al servizio degli altri nel momento opportuno. Ma eccoti comunque una lista di consigli che possono aiutarti a coordinarti meglio con gli altri evitando l’effetto spettatore:

  • Lavorando in team prova a mettere a proprio agio tutti i componenti della squadra, la comunicazione deve essere sempre incentivata. Meglio dire due volte la stessa cosa che non dirla mai. Inoltre aiuta a ridurre la diffusione della responsabilità enfatizzando il contributo di ciascuno.
  • Se dovessi aver bisogno di aiuto: assegna incarichi ad personam per far sì che qualcuno si senta responsabile. Se nel progetto a cui stai lavorando hai bisogno di un intervento indica chiaramente da chi te l’aspetti. Allo stesso modo se per strada finisci in preda ad un malore un semplice gesto può salvarti la vita: indica qualcuno vicino e chiedigli di chiamare i soccorsi. Così facendo triplicherai le possibilità di un intervento.
  • Divieto assoluto per email generiche con troppi destinatari. Vietati anche messaggi che hanno bisogno di una conferma in canali di comunicazione pubblici (Slack sei tu?) con troppe persone. In presenza di più destinatari si tende a pensare che la responsabilità di rispondere sia sempre di un altro e potrebbe capitare che nessuno alla fine lo faccia.
  • Prendi consapevolezza dell’effetto del testimone prova a vincere la tendenza a star fermi quando ci sono altre persone. Nel lavoro l’intraprendenza è, tendenzialmente, premiata mentre nella vita di tutti i giorni potresti fare la differenza. Se non avessi le competenze per risolvere il problema, come visto prima, anche il solo gesto di chiamare aiuto può salvare la vita di uno sconosciuto, figuriamoci quanto bene può fare nel lavoro.

Ora che hai scoperto cosa significa l’apatia dello spettatore, la prossima volta che avrai davanti una situazione insolita cosa farai? Vorrai essere uno spettatore o il protagonista della tua storia? Pensaci. Nel frattempo non mi resta che augurati buona vita.

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Lead Web Developer at TheWaveStudio.it // LucaPagliaro.it

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